

58. La conquista dello spazio vitale.

Da: A. Hitler, La mia vita, la mia battaglia, Bompiani, Milano,
1940.

Il programma nazista si fondava su idee elementari, frutto in
molti casi di una manipolazione e di una falsificazione della
storia. Una di queste era la teoria dello spazio vitale, che
Hitler basava su concetti estremamente semplicistici e
superficiali e a sostegno della quale citava situazioni e fatti
storici banalizzandoli e dandone una interpretazione strumentale.
Solo un sufficiente spazio su questa Terra assicura ad un popolo
una libera esistenza, affermava nel Mein Kampf (La mia
battaglia), del quale qui riportiamo alcuni passi. E poich in
Germania il rapporto fra territorio e popolazione era miserabile
e funesto, il nazionalsocialismo avrebbe dovuto promuovere
l'espansione, e questa avrebbe dovuto rivolgersi verso la Russia;
cos la superiore razza germanica si sarebbe imposta su quella
slava, ponendo termine al dominio ebraico in Russia.


Solo un sufficiente spazio su questa Terra assicura ad un popolo
una libera esistenza. La grandezza necessaria del territorio da
popolare non pu essere valutata unicamente sulle esigenze del
presente e nemmeno sulla grandezza del reddito del suolo in
proporzione al numero dei cittadini. La superficie d'uno Stato ha
importanza non solo come fonte diretta di nutrimento per la
popolazione ma anche dal punto di vista politico e militare.
Quando un popolo si  assicurata l'alimentazione con l'ampiezza
del suolo, gli resta ancora da pensare alla sicurezza di questo
suolo: la quale risiede nella forza politica d'uno Stato,
determinata alla sua volta da elementi geografici e militari.
Cos il popolo tedesco potr realizzare il suo avvenire solo in
qualit di potenza mondiale. [...].
Oggi, la Germania non  una Potenza mondiale. Quand'anche fosse
superata la nostra attuale impotenza militare, non avremmo pi il
diritto a quel titolo. Che significa oggi sulla Terra uno Stato
dove il rapporto fra territorio e popolazione  cos miserabile
come nel Reich stesso? In un'epoca in cui la Terra viene a poco a
poco spartita fra gli Stati di cui alcuni sono vasti come
continenti, non si pu chiamare Potenza mondiale uno Stato la cui
superficie non raggiunge la ridicola cifra di cinquecentomila
chilometri quadrati. [...].
Oggi ci troviamo in un mondo di grandi e potenti Stati che si
formano, a petto dei quali il nostro Reich diventa sempre pi
insignificante.
E' necessario che noi teniamo presente questa amara verit. E'
necessario che noi studiamo il Reich tedesco nei suoi rapporti di
superficie e di popolazione con gli altri Stati attraverso i
secoli. E allora troveremo che, come dissi, la Germania non  pi
una Potenza mondiale, sia o no militarmente forte.
Non abbiamo pi nessuna proporzione con gli altri grandi Stati
della Terra, in grazia della funesta direzione impressa alla
politica estera del nostro popolo e della mancata fissazione di un
determinato scopo tradizionale di politica estera, nonch della
perdita di ogni sano impulso e istinto di autoconservazione.
Se il movimento nazionalsocialista vuol conservare davanti alla
storia il sacro carattere di una missione per il nostro popolo,
deve, dopo aver riconosciuta con dolore la reale situazione di
questo popolo sulla Terra, intraprendere freddamente e con
consapevolezza la lotta contro l'incapacit e la mancanza di scopi
con cui finora il popolo tedesco fu guidato nelle vie della sua
politica estera. Deve, senza riguardo a tradizioni e pregiudizi,
trovare il coraggio di adunare il nostro popolo e le sue forze per
iniziare la marcia su quella via che dall'odierna ristrettezza di
spazio vitale condurr all'acquisto di nuovo territorio. Cos
liberer per sempre la nazione tedesca dal pericolo di perire o di
servire altrui quale popolo di schiavi.
Il movimento nostro deve cercare di eliminare il funesto rapporto
attuale fra la nostra popolazione e la superficie del nostro
territorio, considerando il territorio sia come una fonte di
sostentamento sia come punto d'appoggio della politica di potenza.
E deve pure mirare a sopprimere l'infausto rapporto fra il nostro
passato storico e la nostra disperata impotenza presente. Deve
sapere che noi, che personifichiamo la pi alta umanit sulla
Terra, abbiamo un altissimo dovere, e lo adempiremo tanto meglio
quanto pi il popolo tedesco assumer una mentalit di razza, e
non si occuper solo di allevare cani, cavalli e gatti, ma avr
anche piet del proprio sangue.
Noi, nazionalsocialisti, tiriamo una riga sulla politica estera
tedesca dell'anteguerra, e la cancelliamo. Noi cominciamo l dove
si termin sei secoli fa. Mettiamo termine all'eterna marcia
germanica verso il Sud e l'Ovest dell'Europa e volgiamo lo sguardo
alla terra situata all'Est. Chiudiamo finalmente la politica
coloniale e commerciale dell'anteguerra e trapassiamo alla
politica territoriale dell'avvenire.
Ma quando, oggi, parliamo di nuovo territorio in Europa, dobbiamo
pensare in prima linea alla Russia o agli Stati marginali ad essa
soggetti.
Sembra che il destino stesso ci voglia indicare queste regioni.
Consegnando la Russia al bolscevismo, rap al popolo russo quel
ceto di intellettuali che finora ne addusse e garant l'esistenza
statale. Perch l'organizzazione d'uno Stato russo non fu il
risultato delle attitudini politiche d'un popolo schiavo, ma fu un
meraviglioso esempio della capacit di foggiare uno Stato
posseduta dall'elemento germanico in una razza di minor valore.
Cos furono creati numerosi possenti imperi della Terra. Pi d'una
volta, popoli inferiori aventi alla testa organizzatori e padroni
germanici diventarono Stati formidabili e sussistettero fin quando
dur il nucleo della razza che cre lo Stato. Da secoli la Russia
si nutr di questo nucleo germanico dei suoi ceti dirigenti: ma
questo , oggi, quasi del tutto estirpato e abolito. Al suo posto
 subentrato l'ebreo. I Russi non possono, a lungo andare,
conservarsi quel formidabile Stato. Perch l'ebreo non  un
elemento di organizzazione ma un fermento di disorganizzazione. Il
colossale impero orientale  maturo per il crollo. E la fine del
dominio ebraico in Russia sar pure la fine della Russia come
Stato. Noi siamo eletti dal destino ad essere testimoni di una
catastrofe che sar la pi poderosa conferma della teoria
nazionalista delle razze.
